Posted: August 10th, 2016 | Author: babel | Filed under: Architettura, ITA | Comments Off on Ascensore verso il patibolo
C’è una bella puntata di Gazebo di fine 2015, sul tema attentati al Bataclan e non solo. Zoro è a Parigi per riportare con la sua telecamerina l’atmosfera e raccontare tramite voci di strada.
Una delle tappe e alla Tour Eiffel, un momento carico di significati che mi è rimasto impresso per molti motivi. Prima di tutto le immagini.
Al minuto 26.30 inizia ad essere inquadrata la torre, illuminata col tricolore francese da cima a fondo. Un faro nella notte. Intorno il buio. L’inquadratura cambia e iniziamo a salire sulla torre(minuto 27.10). Attraverso il vetro dell’ascensore iniziamo a vedere il panorama. Zoom sul Trocadero. L’arco di Trionfo. Lo sfondo della città illuminata a chiazze. Il vetro riflette le facce delle persone nell’ascensore. A metà strada tra il panorama e il riflesso, le travi in ferro della torre. Geometrie di travi e griglie. L’illuminazione a faro, vista dall’interno. Immagini che ricordano le foto scattate da Gustav Eiffel, le foto di un edificio dove interno ed esterno non esistono, sfondo e primo piano si confondono. Una struttura a rete in continuo mutamento, man mano che si sale con l’ascensore.
In sottofondo Miles Davis, Ascenseur pour l’échafaud. Ascensore verso il patibolo.
In se la scena è carica di emozioni del momento storico che rimanda alla musica, che rimanda al film. Per me la cosa è ancora più interessante, per come questa torre sia diventata un simbolo.
Costruita per l’esposizione universale del 1889, all’epoca era considerata un’ardimento, una bruttura in confronto alle belle architetture di rappresentanza dell’ottocento. Il ferro anche se veniva gia usato, veniva spesso nascosto. Qui invece persino gli ascensori sono in bella mostra, proprio per far vedere il miracolo di 8 ascensori, che possono trasportare oltre 2000 persone all’ora, in sicurezza e per la prima volta nella storia dell’uomo a centinaia di metri di altezza. Un grattacielo completamente inutile, per la sola bellezza e piacere di mostrarsi capaci. Un tipico prodotto delle esposizioni universali.
Un delirio che Dino Buzzati racconta in modo magistrale nella sua breve storia in “La Boutique del Mistero”.
Una griglia di ferro che è diventata simbolo di una città e a sua volta ha ispirato architettura, arte, concetti.
Tutto ciò pensando che l’idea originale era di smontarala.
Posted: July 4th, 2016 | Author: babel | Filed under: ITA, Storia economica | Comments Off on Genetica del fascismo
Treni sempre in orario, bonifiche e colonie d’africa. Il fascismo ha accumulato veri e presunti successi, rivendicati dai fascisti ancora oggi. L’appeal di questi argomenti sta nella confusione tra fascismo storico e ideologico, nel confondere il successo economico con quello politico.
Negli ultimi tempi mi capita di riflettere su quanto merito abbia il regime fascista per i successi economici dell’epoca, se successi si possono chiamare. Il fascismo come il nazismo non era interessato a una politica liberista, quanto a un forte coordinamento stato-industria. Rimuovere gli ostacoli democratici aiuta molto probabilemnte a sviluppare un’economia dinamica e uno stato libero di applicare subito le proprie decisioni. Tutto questo a scapito delle libertà civili. In questo panorama quando vengono prese decisioni negative, il risultato è catastrofico ed è facile indicare il responsabile. Ma quando il risultato è inequivocabilemtne positivo?
Ci sono almeno un paio di esempi che mi turbano.
Perchè i governi prima di Mussolini non furono in grado di capire la portata delle scoperte di Nazareno Strampelli? Il genetista italiano, precursore della rivoluzione verde, fu la chiave di volta della Battaglia del grano di Mussolini. Il fascismo non fece altro che prendere istituzioni post-risorgimentali (le cattedre in movimento, l’istruzione agricola generale, le scoperte scientifiche) e potenziarle? C’è un vero merito nella valorizzazione da parte del fascismo delle scoperte di Strampelli? Sarebbe stato possibile, per un regime come il fascismo meno legato alle elite reazionarie (almeno agli inizi), affidarsi ad altre teorie? Se si, cosa sarebbe successo? Non pensiamo che queste domande appartengano alla nicchia di storici dell’economia o della scienza, hanno un valore anche per l’oggi. Non è un caso che sulla bandiera di sovranità (alleanza Casapound+Lega Nord) ci sia un simbolo che richiama anche il periodo del fascismo.
Lo stesso vale per le innovazioni in ferrovia. Il decisionismo senza limiti dello stato è chiaramente efficente, i costi e i dipendenti vengono ridotti, il servizio migliora. Il costo è la repressione di ogni organizzazione sindacale e un controllo coercitivo. I treni popolari, le littorine, i direttissimi e tanto altro sarebbero successi indipendentemente dal fascismo? Lo favorirono sicuramente, ma quanto la situazione politica del fascismo aiutò un’industria così dipendente della direzione dello stato come quella ferroviaria?
Magari ho scritto castronerie, magari mi mancano degli elementi, ma sicuramente su questi (e altre) temi bisogna interrogarsi.
Posted: August 31st, 2015 | Author: babel | Filed under: ITA | Tags: acciaio, power in tech, steel | Comments Off on La misura del potere
“In final analysis, size in steel is the measure of the power of a handful of men over our economy.”
United States v. Columbia Steel Co. – 334 U.S. 495 (1948)
Una sentenza ricordata da Quintarelli in un suo post che vi consiglio. Il suo punto è che internet è l’acciaio del 21° secolo, per cui i monopoli ma in generale ogni forma di accentramento va scongiurata, in qualunque sistema tecnico e a prescindere dall’indole di chi è al controllo, soprattutto nei casi in cui la tecnologia è così basilare da influenzare l’intera economia.
Trovo i passaggi citati suggestivi anche per un altro motivo. La sentenza a un primo sguardo mostra l’acciaio quasi come una vittima di tendenze al monopolio e al profitto prettamente umane. Tuttavia sarebbe interessante andare a vedere quanto la convenienza di un’economia di scala e integrazioni verticali siano dovute al prodotto più che al produttore. Potrebbe essere un esempio stupido ma la produzione di acciaio “decentralizzata” del grande balzo in avanti di Mao era incompatibile col materiale.
In molti sensi quindi misura di un’industria è la misura del potere di chi la gestisce.
Posted: August 5th, 2015 | Author: babel | Filed under: ITA, Video | Comments Off on Seconda Natura
All’incontrario, all’indietro o in negativo. Le immagini di “By night with torch and spear” di Joseph Cornell sono una piccola sfida surrealista.
Fiumi di metallo liquido scorrono verso la siviera da cui dovrebbero partire. Scintille si avviluppano ritornando in se stesse, fuochi che si estinguono, enormi caldaie ripiene di metallo fuso che scintillano come razzi e partono leggeri verso l’alto come mongolfiere, campane ciondolanti da cui non si versa una goccia.
Un giro di basso e chitarra.
Il negativo, letteralmente come visivamente, sono i suonatori di strumenti mai sentiti, bachi di bruchi mai visti, danze di cui non sappiamo nulla. La seconda parte forse è la prima capovolta, a colori invertiti.
Negativo forse perché a molti risulta ormai più famigliare la nostra seconda natura, la natura tecnica. Anche se all’incontrario, coi colori mutati o all’indietro le prime immagini, quelle della fonderia, ci risultano più familiari e forse proprio per questo le seconde ci risultano velate di magia.